LE PRINCIPALI VALUTE: LO YEN GIAPPONESE

Dal grafico precedente (fig.13) osserviamo l’andamento dello yen giapponese nel corso dell’ultimo decennio e possiamo notare che ,come l’euro, si sia apprezzato ne confronti dello yen. Questa ultima osservazione la possiamo riscontrare anche dal grafico della fig.10, in cui, come abbiamo visto precedentemente, il dollaro americano si è indebolito nei confronti delle principali valute mondiali, e quindi anche nei confronti dello yen.

Il Giappone, non considerando l’Unione Europea che è un’insieme di Stati, è la seconda nazione singola al mondo come PIL dopo gli USA. 
La storia giapponese dopo la seconda guerra mondiale non solo è affascinante ma è fondamentale per capire i fattori che influenzano lo Yen.

Il Giappone è stato in grado di ripartire dopo i danni subiti dalla seconda guerra mondiale ricostruendo aziende tecnologicamente più avanzate rispetto alle concorrenti mondiali. Il mercato dei capitali era negli anni ’80 uno dei più sviluppati al mondo ed era in grado di attirare immensi flussi di capitale straniero. Le banche erano al centro di questo sistema finanziario perfettamente funzionante che stava godendo di tassi di crescita elevati e bassa inflazione.

Tra il 1990 e 1997 la Banca centrale del Giappone (BoJ) per calmare l’economia che si stava riscaldando troppo alzava i tassi di interesse. Nello stesso periodo iniziava la crisi delle monete asiatiche partita in Thailandia con il crollo del sistema finanziario locale.
Questi due fatti hanno provocato degli effetti a catena che hanno fatto crollare il sistema finanziario giapponese che da allora non si è più ripreso. Cittadini e imprese che si erano indebitati pesantemente per approfittare del boom economico non sono stati in grado di restituire i prestiti lasciando le banche spiazzate. E’ così cominciata l’era della stagnazione (crescita nulla dell’economia) e della deflazione (opposta all’inflazione comporta l’abbassamento dei prezzi che si traduce in minori ricavi per le aziende, minori salari e minori investimenti).
Molti sostengono che la Banca del Giappone abbia tardato troppo ad tagliare i tassi di interesse non riuscendo così ad evitare la crisi.
Tuttavia alla fine la BoJ li ha effettivamente tagliati fino allo 0% per permettere alle imprese di ottenere liquidità per i loro business. 
Questo intervento non è servito tuttavia a rilanciare l’economia ma ha creato un’opportunità per i carry trade.
 Il Carry Trade consiste nel prendere a prestito denaro a poco costo (perché gli interessi sono bassi) e investirlo altrove dove i ritorni sono maggiori. 
Lo Yen è stato dal 2000 al 2008 la valuta perfetta a questo scopo con gli investitori che andavano “short” sullo Yen e “long” su una valuta che offriva maggior tassi di interesse. Le coppie tipiche per questa strategia sono state GBP/JPY, AUD/JPY, NZD/JPY, EUR/JPY e anche USD/JPY.
Questa strategia auto-alimentante ha fatto sì che sempre maggiori investitori vendessero lo Yen per comprare altre valute abbassando così il valore dello Yen. Uno Yen debole non è tuttavia un male per via del fatto che il Giappone basa la sua economia sulle esportazioni (principalmente macchine e elettronica) che quindi risultano più convenienti nei mercati internazionali.
Essendo un territorio scarso di materie prime, l’altro lato della medaglia tuttavia vede il Giappone anche come un grande importatore, soprattutto di energia, quindi quando il prezzo del greggio sale solitamente lo Yen ne fa le spese. La Banca centrale del Giappone vede quindi di buon occhio uno Yen debole ed è sempre molto attenta ad intervenire nel mercato qualora la propria moneta si dovesse apprezzare troppo velocemente, soprattutto nei confronti del dollaro americano. Con la crisi del 2008 le istituzioni sono state obbligate a chiudere le posizioni short sullo Yen il che ha causato un rapido apprezzamento della moneta giapponese e ha sancito la fine del carry trade. Alcune banche centrali nel 2010 stanno cominciando ad alzare i tassi di interesse nuovamente e probabilmente opportunità per il carry trade con lo Yen emergeranno presto, ma al momento lo Yen ha assunto un altro ruolo nel mercato. Durante la crisi lo Yen è stato considerato dagli investitori come una moneta meno rischiosa di altre con il risultato che numerosi flussi di capitale sono stati trasferiti nel mercato di Tokyo. La capacità di attrarre capitale deriva dal fatto che il Giappone gode di un significativo trade surplus, un elemento attraente per gli investitori soprattutto in un periodo dove i tassi di interesse mondiali sono quasi tutto vicini allo 0%.

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