LE PRINCIPALI VALUTE: LA STERLINA INGLESE

Nel grafico(fig. 12) osserviamo l’andamento della sterlina britannica nel corso dell’ultimo decennio e risulta evidente come il valore del tasso di cambio oscilla all’interno di un range, più precisamente da 2.00 a 1.50 circa, e quindi non presenta un trend ben definito.

Nel 2003 l’Inghilterra ha deciso di non entrare nell’Unione Monetaria Europea (EMU), decidendo quindi di non adottare l’Euro. La decisione di mantenere la Sterlina inglese è ancora oggi argomento di dibattito, ma il governo inglese ha stilato un elenco di 5 prove che l’Euro deve superare prima che venga considerato:

  1. Esiste una sufficiente convergenza tra l’economia inglese e gli altri stati membri dell’EMU tale che i cittadini inglesi possano vivere comodamente con i tassi di interesse fissati dalla Banca centrale Europea?
  2. L’Euro garantisce sufficiente flessibilità di fronte a cambiamenti economici?
  3. Adottando la moneta unica le imprese sarebbero incentivate ad investire nel Regno Unito?
  4. Unirsi all’EMU avrebbe un impatto positivo sulla competitività del settore finanziario inglese?
  5. Unirsi all’EMU sarebbe utile per promuovere la stabilità e la crescita dell’occupazione?

 
Sebbene vengano riconosciuti i vantaggi che l’Euro potrebbe portare in termini di trasparenza, stabilità e abbassamento dei costi per le imprese nel commerciare all’estero, l’Inghilterra manifesta ancora diversi dubbi non volendo perdere l’autonomia in politica monetaria, gestita con successo negli ultimi anni dalla Banca centrale di Inghilterra (BoE), che verrebbe meno con l’adesione all’Euro .  Anche grazie al lavoro svolto dalla BoE, il Regno Unito ha attraversato due decenni caratterizzati da una buona crescita, bassa inflazione e bassa  disoccupazione, tuttavia è stato uno dei paesi più colpiti dalla crisi del 2008.
La motivazione per cui la crisi si sia sentita così tanto in Inghilterra va ricercata probabilmente nell’enorme deficit della bilancia commerciale, il terzo al mondo, registrato nel 2007.  Il forte incremento dei prezzi del costo delle commodities di quel periodo ha danneggiato non poco l’economia del paese
Sebbene il Regno Unito sia un esportatore di petrolio ed ha beneficiato dell’aumento del costo del greggio, in realtà è principalmente un importatore soprattutto di prodotti finiti e materie prime, prodotti alimentari inclusi. L’aumento del costo delle importazioni ha avuto un peso notevole aumentando il deficit nel Current Account (differenza tra importazioni ed esportazioni).
Al disavanzo commerciale si è aggiunta la crisi dei mercati finanziari ed ovviamente, essendo Londra il cuore del capitalismo europeo, l’Inghilterra ha accusato il colpo considerevolmente.  La Banca Centrale è dovuta correre ai ripari annunciando il “Quantitative Easing”, un programma di riacquisto dei titoli di stato da parte della BoE. Il nome è altisonante, in realtà non hanno fatto altro che stampare moneta per fornire sostegno e liquidità ai mercati.  Sebbene questo tipo di interventi abbiano il merito di aiutare a frenare le crisi economiche, il rischio è quello di incorrere in alti tassi disinflazione nel prossimo futuro.
La BoE ha il compito di mantenere l’inflazione vicina al target del 2%. Come detto in precedenza la Banca centrale ha svolto un ottimo lavoro fino al 2008 rispettando  il target con costanza. Il futuro sembra meno roseo, l’inflazione all’inizio del 2011  è già troppo alta considerando che l’economia non si è ancora ripresa completamente dalla crisi. 
Un certo livello di inflazione può facilitare la ripresa economica, ma gli operatori di mercato temono che si trasformi in iperinflazione in seguito al QuantitativeEasing.

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