LE PRINCIPALI VALUTE: IL DOLLARO AMERICANO

Dal grafico possiamo notare l’andamento storico del dollaro statunitense nell’ultimo decennio nei confronti delle principali valute e vediamo che in tale intervallo di tempo il massimo storico di 120 viene raggiunto nel 2002 mentre il minimo storico è di circa 72 nel 2008 in corrispondenza dello scandalo finanziario dei mutui subprime che hanno provocato un pesante deprezzamento dell’euro nei confronti delle altre valute, infatti possiamo notare dal grafico un trend ribassista.

Gli USA sono ancora oggi la più grande potenza economica mondiale e solo questo basterebbe per spiegare l’importanza del Dollaro americano per l’economia mondiale e per il mercato valutario in particolare. Tuttavia la moneta statunitense ricopre un ruolo di primo piano nel mercato del forex per diversi motivi.

Storicamente il mercato azionario e obbligazionario statunitense hanno offerto ottimi ritorni. Questo ha fatto sì che ci fosse un flusso in entrata molto importante di investimenti stranieri che di conseguenza hanno dovuto cambiare in Dollari le loro monete locali per comprare strumenti finanziari americani. Questo ha fatto sì che circa i 2/3 degli investimenti mondiali non americani siano in asset prezzati in Dollari. Se gli USA non saranno in grado di continuare ad offrire ritorni sopra la media potrebbero dover fronteggiare un’imponente uscita di capitali che comporterebbe una vendita di Dollari e il riacquisto delle monete locali dei vari investitori. Il Dollaro americano è la principale moneta di riserva tenuta dalle banche centrali come garanzia verso a moneta locale.  I depositi di riserva permettono alle banche centrali di operare nel mercato valutario per stabilizzare l’andamento della moneta locale. Sebbene stiano diventando sempre più popolari i dibattiti sul fatto che il Dollaro non sia più adeguato per essere la moneta di riserva mondiale e ad una possibile sostituzione a favore dell’Euro, nel 2009 il Dollaro americano costituiva ancora il 61,5% delle riserve mondiali contro il 28.1% dell’Euro (fonte: Wikipedia). Se anche il Dollaro americano dovesse perdere il ruolo di world reserve currency ci vorranno ancora diversi anni perché questo succeda. Alcuni paesi non lasciano la loro moneta libera di essere scambiata nel mercato ma l’associano al Dollaro. La valuta locale deve quindi sempre essere mantenuta in un range costante rispetto al Dollaro americano. Quando il cambio oscilla più del dovuto, le banche centrali locali devono intervenire subito nel mercato. Questo comporta l’obbligo/necessità per questi paesi di tenere grosse quantità di Dollari come riserva per permettere alle banche centrali di poter intervenire nel mercato. Molte di queste nazioni sono in Asia, in particolare in Medio Oriente, ma soprattutto la Cina che è molto attiva nel mercato valutario. A parte i criticismi sulle implicazioni economiche di questa pratica, quello che è importante capire è che se questi paesi decidessero di abbandonare progressivamente il Dollaro americano come moneta di riserva avrebbe un grosso impatto negativo sulla moneta americana. Il rischio di instabilità del Dollaro americano era considerato molto basso prima dell’11 Settembre. Tuttavia gli attentati terroristici alle torri gemelle hanno mostrato la vulnerabilità degli Stati Uniti intaccando la reputazione di moneta ultra sicura di cui il Dollaro godeva. Questo ha contribuito a far aumentare il numero degli oppositori al Dollaro come moneta di riserva mondiale. La crisi dei mutui subprime partita proprio dall’America ha restituito paradossalmente al Dollaro americano una connotazione di stabilità. Infatti i mercati dopo i crolli iniziali a destra e a manca hanno cominciato ad interpretare le notizie economiche secondo una variabile principale: l’avversione al rischio. Dal momento che gli Stati Uniti sono ancora percepiti come la prima forza economica mondiale e i mercati avevano fiducia che sarebbe stata la prima tra le economie a riprendersi, i mercati hanno cominciato a considerare il Dollaro, insieme allo Yen, come una moneta rifugio. Ad ogni notizia negativa sulla ripresa dell’economia prevaleva l’avversione al rischio e gli investitori tendevano (e il trend dura tutt’ora nel 2011 anche se si è attenuato) a preferire asset in Dollari e Yen perché considerati più sicuri.  L’oro è considerato come la “vera” moneta ed è il bene in cui gli investitori si rifugiano in periodi di crisi. L’oro è prezzato in Dollari e questo ha causato la nascita di una relazione perfettamente inversa in passato: al salire del prezzo dell’oro il Dollaro americano scendeva e viceversa. Seppur lo status di risorsa sicura dell’oro rimane, la relazione inversa tra le due classi è venuta meno in seguito alla crisi del 2008 quando entrambe sono salite perché considerate sicure. Tuttavia in tempi economici più “normali” la relazione inversa tra oro e Dollaro è sicuramente da tenere presente. Anche le materie prime sono prezzate in Dollari e quindi anch’esse hanno una relazione inversa con il Dollaro.  Questo perché per comprare commodities devo vendere Dollari e per venderle devo ricomprare Dollari.

E’ chiaro quindi che nei periodi in cui la domanda per le materie prime sale vertiginosamente, il Dollaro dovrebbe soffrire e viceversa.

Considerando il ruolo dominante dell’economia americana è facile intuire come fluttuazioni nell’equilibrio tra domanda e offerta dei prodotti importati e/o esportati dagli Stati Uniti abbia un impatto molto importante sul Dollaro e sulle altre valute coinvolte. Ovviamente vale anche il discorso contrario cioè come apprezzamenti o deprezzamenti del Dollaro abbiano un impatto molto significativo sugli scambi commerciali. Gli USA esportano in prevalenza aerei, mezzi spaziali, prodotti chimici, alimentari, hardware e software, componenti elettroniche e abbigliamento. Le importazioni principali sono invece di energia, prodotti finiti e abbigliamento. I maggiori partner commerciali sono Canada, Messico, Cina, UE e Giappone .

 

 

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