AGENZIE DI RATING : CONFLITTO DI INTERESSI?

COSA SONO
Le agenzie di rating, nate agli inizi del Novecento negli Stati Uniti, analizzano la solidità finanziaria di soggetti quali stati, enti, governi, imprese, banche, assicurazioni.
Le principali agenzie sono tutte statunitensi, le c.d. ” Big Three”:
Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch.(MONOPOLIO STATUNITENSE)
Il rating, che valuta l’entità del rischio di credito, si divide in due principali categorie: il rischio commerciale ed il rischio paese, ma non misura altri tipi di rischi quale il rischio di tasso o di cambio, ecc.
La valutazione della capacità del debitore di far fronte al rimborso del proprio debito finanziario viene fornita ricorrendo ad una scala alfabetica che va da un valore massimo ad uno minimo.
Il rating di breve periodo valuta la solvibilità entro i 12 mesi mentre quello di lungo periodo valuta la solvibilità futura dell’emittente. Ovviamente più è alto il rating, minore è il rischio di investimento.
I simboli con i quali le agenzie di rating esprimono i loro giudizi sono più o meno simili:
    • Moody’s usa per le proprie valutazioni valori da Aaa a C per il lungo termine e per il breve termine da P-1 a NP
    • S&P classifica i rating da un massimo di AAA ad un minimo di D per il lungo termine, mentre per il breve va da A1 a C
  • Fitch ha un rating molto simile a quello di S&P per il lungo periodo, mentre per il breve va da F1 a F3 (categoria di investimento) e da B a D (categoria speculativa).
La categoria investment è quella in cui sono compresi i rating con valutazione superiore a BBB mentre negli speculative grade vi sono i rating al di sotto di questa soglia.
Gli specialisti del settore valutano e controllano di continuo le variazioni dei rating. Quando il rating sale, tendendo verso il valore massimo AAA, si parla di upgrade; se le variazioni del rating peggiorano tendendo verso D, si parla di downgrade.
Quando il rating ha un livello qualitativo molto basso viene tenuto sotto stretta osservazione e viene inserito nella “Credit Watch“. I rating presenti in questa lista sono seguiti dalla specificazione positivo (a voler significare che possono risalire la classe di rating) o negativo (per indicare che ci si può attendere un ulteriore downgrade).
Per quanto riguarda, invece, l’analisi di un rating nel medio-lungo periodo si utilizza il termine outlook per indicare la previsione che ne viene fatta e che può essere positiva, negativa e stabile.
Per formulare un rating vengono presi in considerazione parametri:
    • quantitativi – analisi di bilancio per conoscere i dati economico-finanziari utili a valutare la capacità del soggetto preso in esame di far fronte alla copertura del debito e la sua capacità di remunerazione del capitale
  • qualitativi – analisi del settore in cui si opera e valutazione del management.
Attraverso l’uso di questi indicatori, partendo dalla mission fino alla valutazione dell’operato del management, si arriva a conoscere il tipo e il grado di relazioni esistenti tra il soggetto in esame e l’ambiente esterno.
 
LE CRITICHE
Non ci vuole un genio per capire che, le agenzie di rating hanno enormi interessi sul mercato, in cui è evidente la presenza di un conflitto di interessi. Non solo: visto che le Big Three sono le uniche riconosciute negli States,il che significa che di fatto esercitano un ruolo di oligopolio.
Implicitamente, queste agenzie sono state assegnatarie, da parte degli U.S.A. e quindi dei governi di tutto il mondo, di un potere regolatorio: esse sono agenzie votate al profitto e le loro valutazioni possono anche avere secondi fini. Sia nella valutazione delle compagnie private sia in quelle degli Stati: possono, di fatto, esercitare anche un potere per dare segnali politici  o favorire manovre speculatorie.
Non solo. Le agenzie possono sbagliare. O possono entrare a far parte del pacchetto di acquirenti di certe obbligazioni (capita che poco prima un’azienda sia valutata con tre B e diventi una tripla-A subito dopo questa operazione).
Insomma. Le Big Three esercitano, senza ombra di dubbio, un potere parallelo a quello realmente esercitato dai politici democraticamente eletti. Piaccia o meno, e senza stare lì a tirar fuori alcun tipo di teoria complottistica – si tratta di un potere “occulto” solo perché non percepibile in maniera concreta dall’opinione pubblica -, è evidente che “i mercati” controllino in vari settori la politica, potendo esercitare, attraverso le agenzie di rating, una forma di ricatto sui governi di tutto il mondo.
 
Infine, chi partecipa al capitale delle agenzie di rating?, e cioè,chi le controlla?……….
BANCHE D’INVESTIMENTO
MULTINAZIONALI AMERICANE
FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO
…..conflitto di interessi?……naaaaaaaaa…….:-)
 
QUESTE SONO LE AGENZIE CHE HANNO TAGLIATO OGGI I TITOLI DI STATO ITALIANI!!!!!!
 
 
 
 

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